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BASF, la proposta per Evonik riporta il mercato nelle mani dei rialzisti. Obiettivo massimi annuali

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Dopo il rifiuto di una prima offerta non vincolante, sembra che il colosso industriale sia pronta a rilanciare

Da un po’ di tempo le azioni BASF sono finite sotto i riflettori degli investitori, soprattutto per via dei piani strategici dell’azienda che vuole fortemente l’acquisizione di EVONIK. 
Come dovrebbero reagire gli investitori di fronte a questo scenario?

Il corteggiamento di BASF a Evonik

Dopo il rifiuto di una prima proposta non vincolante (22,15 euro per azione, ossia oltre 10,3 miliardi di euro per tutte le azioni), sembra che sia pronta a discutere un’offerta superiore, ma solo dopo aver esaminato i bilanci dell’azienda specializzata in prodotti chimici.
Intanto la Fondazione RAG, che è il maggiore azionista di Evonik con il 43%, sta valutando l’apertura di una trattativa che però dovrà passare anche per l’approvazione di una parte del mondo politico (di cui è espressione il CdA della fondazione RAG). Si prospetta quindi un braccio di ferro tra ambizioni industriali e opposizione politica.

I possibili vantaggi della sinergia

Nel difficile contesto industriale, dove la produzione chimica e farmaceutica tedesca ha registrato un calo di circa il 3% rispetto all’anno precedente nella prima metà dell’anno, il gruppo BASF sta cercando modi per rafforzare la propria posizione di mercato. Da qui la proposta di acquisizione di Evonik.
Secondo il capo della , Markus Kamieth, l’industria chimica è destinata a un crescente consolidamento, perché solo così le aziende più grandi potrebbero rafforzare la loro posizione competitiva internazionale. Inoltre dal momento che BASF ha una posizione forte nei prodotti chimici di base, mentre Evonik è più focalizzata sui prodotti chimici speciali, l’unione potrebbe diventare vantaggiosa.
Stanno anche emergendo i primi dettagli sulle conseguenze operative di una potenziale fusione. Secondo le stime degli ambienti di consulenza, una fusione potrebbe generare sinergie aggiuntive per circa 300 milioni di euro all’anno.


Nel frattempo l’andamento delle aziende chimiche europee ha beneficiato, almeno in parte, di un boom temporaneo causato dalla chiusura parziale dello Stretto di Hormuz. Ciò infatti ha portato a carenze di petrolio, soprattutto in Asia, con gravi ripercussioni sulla concorrenza delle aziende chimiche con sede in quelle regioni.

Analisi tecnica di BASF

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L’ultimo rimbalzo di prezzo ha riacceso il fermento degli investitori, che si era un po’ spento dopo la correzione di inizio settembre provocata dalle prese di profitto.
Nell’immagine sulla piattaforma di investimento possiamo vedere che la media mobile a 200 periodi ha svolto il suo ruolo di supporto, innescando il recente impulso rialzista. Il superamento della media mobile a 50 periodi è la conferma che il mercato è tornato nelle mani dei rialzisti, che adesso si trovano di fronte ad una resistenza statica a 53 euro ma potrebbe procedere anche verso i massimi annuali oltre quota 55 euro.


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