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PUMA, la trimestrale può dare lo slancio dopo due mesi negativi

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Crisi economica e inflazione deprimono i consumi privati e hanno provocato l’accumulo di scorte

Dopo il rally impetuoso da giugno ad agosto (+30% circa), il titolo del produttore di articoli sportivi ha vissuto un brusco calo: anziché avvicinarsi ai massimi annuali a quota 67 euro, in poche settimane s’è ritrovato sui 53 euro.

Non c’è dubbio che il contesto di mercato sia molto difficile a causa dalla crisi economica e dell’inflazione, che deprimono i consumi privati e hanno provocato l’accumulo di scorte in magazzino (la riduzione delle scorte di Nike offre speranza in questo senso). Inoltre dai rivenditori di moda sono giunti ​​alcuni segnali negativi sugli affari di settembre.


Tuttavia ha annunciato di essere sulla buona strada per raggiungere i propri obiettivi annuali di vendita e di utile operativo (EBIT), e si è posta come obiettivo raggiungere una crescita a due cifre in Cina. Ma il mercato rimane prudente e aspetta la relazione trimestrale in calendario a fine ottobre. Gli operatori di borsa temono che Puma possa smorzare le aspettative, perché dopo la forte crescita delle vendite nel secondo trimestre le cose potrebbero essere peggiorate.
Ma se così non fosse, si potrebbero aprire scenari per un rimbalzo importante


Sotto il profilo tecnico, la zona attorno a 53 euro ha fornito supporto, evitando ulteriori discese. Ma per diventa importante riavvicinarsi alla EMA200 che si colloca sui 57 euro.

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(Fonte grafica: piattaforma di investimento )

L’inclinazione negativa della Ema50 provocherà di qui a breve la “croce della morte, ossia il passaggio al di sotto della EMA200, che di solito è un messaggio negativo per il mercato, a meno che gli scenari non cambino in fretta.
Uno spunto positivo potrebbe arrivare dalla trimestrale di fine ottobre, ma fino ad allora servirà prudenza.

Nonostante le grandi incertezze, ci sono analisti che nutrono molta fiducia in . Su tutti Warburg Research, che ha posto un target a 12 mesi di 99 euro. a inizio ottobre Goldman Sachs si è spinto a 95 euro, mentre Deutsche Bank Research di recente ha fissato l’obiettivo di 70 euro. Ci sono anche gli scettici, come la banca statunitense JPMorgan che ha un target a 12 mesi di 56 euro. A metà strada si collocano RBC (69 euro) e Jefferies (65 euro).

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