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EVONIK sospesa tra l’offerta di BASF e l’espansione negli USA. Prezzo bloccato su 21 euro

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Il trend primario resta chiaramente rialzista e così sarà almeno finché il prezzo rimarrà oltre la soglia psicologica di 20 euro

E’ un periodo caldissimo per gli investitori di EVONIK. L’azienda chimica di Ludwigshafen da un lato è oggetto dell’interesse di BASF (che ha appena alzato la propria offerta di acquisizione), ma a sua volta sta cercando di portare avanti un piano di espansione negli USA tramite acquisizione.
Questo scenario al momento sembra bloccare il prezzo, ma potrebbe farlo esplodere in un forte movimento direzionale.

Braccio di ferro tra BASF ed EVONIK

Da tempo EVONIK è nel mirino di BASF, che dopo una prima offerta rigettata (22,15 euro) ha deciso di migliorare la sua offerta fino a circa 24 euro per azione, ovvero poco più di 11 miliardi di euro in totale.
In questo braccio di ferro una ruolo chiave lo ha la Fondazione RAG (il cui CdA è espressione della politica), che detiene poco meno del 44% delle azioni di Evonik e che ha manifestato una serie di perplessità sindacali e politiche all’operazione, visto che sta già attuando un proprio programma di riduzione dei costi (incluso 3200 tagli ai dipendenti) e di ristrutturazione.


Per questo l’amministratore delegato di , Kamieth, ha promesso ampie concessioni sui licenziamenti (non ci saranno fino al 2032) i contratti collettivi (che saranno mantenuti) e degli accordi specifici per sito. Altre concessioni riguardano la composizione del CdA e l’operatività di alcuni parchi chimici come Marl e Wesseling.
Nei giorni scorsi però, la ministra dell’Economia della Renania Settentrionale-Vestfalia, Mona Neubaur, ha preso una posizione chiara: il governo regionale respinge l’acquisizione di Evonik da parte della società con sede a Ludwigshafen al fine di tutelare i dipendenti e il sito industriale.

Ashland come alternativa alla fusione

In questo quadro si inserisce la contromossa strategica di , che avrebbe messo nel mirino la società statunitense Ashland, specializzata in ingredienti per prodotti per la cura della persona. La fase esplorativa sarebbe stata affidata alle banche d’investimento Perella Weinberg e JP Morgan.
Per Evonik, l’acquisizione rappresenterebbe un’opportunità per rafforzare strategicamente il proprio portafoglio in segmenti di nicchia ad alto margine, ma soprattutto ridurre la propria dipendenza dal mercato europeo.
L’eventuale acquisizione di Ashland potrebbe complicare i piani di BASF e rafforzare l’indipendenza di EVONIK.

Lo scenario grafico di EVONIK

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La situazione tecnica del titolo Evonik riflette l’incertezza riguardante il futuro dell’azienda. I mercati finanziari infatti stanno reagendo con cautela alle notizie che arrivano si questi fronti, che fanno passare in secondo piano quelle operative.
Se osserviamo il grafico sulla piattaforma , possiamo vedere che il prezzo delle azioni di Evonik viaggia intorno 21 euro, ossia al di sotto dell’offerta di BASF di cui si è parlato. Nonostante questa fase di stallo, il trend primario resta chiaramente rialzista e così sarà almeno finché il prezzo rimarrà oltre la soglia psicologica di 20 euro.
La frenata degli ultimi giorni ha consentito all’indicatore di forza RSI di uscire dalla zona di ipercomprato, creando così le condizioni per un nuovo possibile impulso rialzista, che potrebbe portare al superamento del precedente massimo oltre quota 22 euro.
E’ chiaro però che tutto dipende da come si evolverà la questione delle acquisizioni.


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